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Attualità-Cultura

3 giugno 2008
SPORT
Boston e Los Angeles, a voi la scena!
A volte ritornano. Ventuno anni dopo l’ultima volta, datata 1987, la finale Nba che scatta giovedì torna ad essere Lakers- Celtics, a scrivere l’ennesimo capitolo di una storia classica, che ormai, grazie alla finale di quest’anno, ha raggiunto i cinquant’anni. Già, perché la gente ricorda soprattutto le memorabili sfide degli anni ’80, ma in realtà questa epica sfida tra gialloviola e bostoniani vede il suo primo atto essere scritto addirittura nel lontano 1959.Tempi diversi, squadre con nomi anche diversi, si giocava Boston Celtics- Minneapolis Lakers, e i biancoverdi sembravano dovessero avere vita facile, ma non bisogna farsi ingannare dal “cappotto”, dal 4-0 con cui gli attuali californiani furono sconfitti. Tre delle quattro sfide furono equilibrate e concluse con un vantaggio compreso fra i tre ed i cinque punti. Miglior realizzatore fu Heinshon(24.2 punti di media). La prima occasione per la rivincita della franchigia nel frattempo trasferitasi a Los Angeles arriva tre anni dopo, ed in effetti l’occasione sembra essere davvero molto ghiotta. Elgin Baylor, matricola all’epoca della finale precedente, ne mette 61(tuttora record delle finali) in Gara 5 ed i Lakers sono sul 3-2 ad un passo dal titolo. Tutto finito?Neanche per sogno. Boston è squadra troppo forte per arrendersi, si aggiudica il sesto capitolo della serie per 119-105, rimandando ogni discorso ad una tanto drammatica quanto fantastica gara 7, che miglior epilogo non poteva avere che rimandare il verdetto addirittura al supplementare. Sul pari 100 infatti il losangelino Selvy fallisce il tiro della vittoria dall’angolo, e nel supplementare ci penserà Russell(chiuderà con 30 punti e 40 rimbalzi!!) a dare la vittoria a Boston. Fin dall’anno dopo e per le successive sette stagioni saranno ben cinque le volte in cui sono sempre queste eterne rivali a darsi battaglia per conquistare l’anello. È l’epoca dei West, Baylor e Chamberlain sulla sponda Lakers e di Russell e Havlicek dall’altra, Los Angeles ci prova, per due occasioni arriva davvero ad un passo dal titolo arrivando a Gara 7, quella decisiva, ma è sempre un solo canestro a far la differenza e a non interrompere questa tremenda maledizione dei californiani. Sette finali e sette vittorie dei Celtics. E neanche la stagione successiva farà in modo che Los Angeles sovverta la tendenza. Sono però nel frattempo passati quindici anni dall’ultima finale, siamo nel 1984 ed entrano in scena nuovi personaggi che lasceranno un segno indelebile nella storia di tutta la pallacanestro: il bianco bostoniano Larry Bird ed i californiani Earvin “Magic” Johnson e Kareem Abdul Jabbar. Serve, tanto per cambiare, ancora una volta gara 7 per decretare la vittoria del titolo. Passa Boston 11-1-102 e Larry Bird è il miglior giocatore della serie. Il tassametro corre e dice che Boston è avanti 8-0. Altra stagione e, neanche a dirlo, altra finale tra le stesse squadre. L’incubo dei Lakers sembra non poter svanire- neanche quest’anno e Gara 1 è un preambolo davvero molto poco benagurante: Boston vince 148-114 e tutto lascia presagire che la dinastia possa continuare. Sbagliato. Los Angeles va sul 2-1, perde di misura la quarta, ma poi oltre all’estro di Johnson, primo playmaker della storia alto due metri, nonché la formidabile coppia di lunghi Worthy-Abdul Jabbar(69 punti in due in una partita), vince senza troppi problemi le ultime due gare e finalmente centra il suo primo titolo nella saga contro Boston. Siamo nel 1985. Due anni dopo si gioca l’ultimo atto. Indovinate in quante partite si decide la serie?Ma sette, ovviamente. Nella gara decisiva Johnson delizia la platea con 19 assist, Los Angeles vince 105-93 e si aggiudica il secondo titolo. Il resto è storia moderna. È sicuramente la finale più giusta, fra le due squadre che hanno vinto i raggruppamenti di Est(Boston) e Ovest(Los Angeles), con i Celtics che perdendo appena 16 delle 82 partite di stagione regolare disputate hanno chiuso con il miglior record la stagione. Boston potrebbe arrivare più stanca, avendo dovuto giocare ben 20 partite per qualificarsi alla finale(sono state necessarie due Gara 7 ed una gara 6), mentre ai Lakers ne sono occorse 15, ma in ballo c’è una finale e il sostanziale titolo di Campioni del Mondo. Proprio come accaduto altre dieci volte negli ultimi quarantanove anni. Siamo convinti che nessuna delle due abbia perso l'abitudine a vincere. Ci hanno messo un pò per ritornare in finale, ma adesso la storia è loro. Boston e Los Angeles, a voi la scena.



permalink | inviato da redazioneexploratores il 3/6/2008 alle 14:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
28 maggio 2008
CULTURA
Londra 1948
 
Dopo i giochi di Berlino del 1936, dovettero passare ben dodici anni prima di poter riassistere, a causa della seconda guerra mondiale, ad una nuova edizione dei giochi, con il Cio costretto ad annullare ovviamente oltre a quella del 1940, anche l’edizione giapponese di Tokio di quattro anni dopo. Il grande assente fu ovviamente De Coubertin, vero artefice del ritorno di questa manifestazione, morto undici anni prima ed il 29 luglio del 1948, nello stadio Wembley di Londra, il re Giorgio VI, davanti a 85 mila spettatori diede inizio, con la cerimonia d’apertura, alla nuova edizione delle Olimpiadi, tornate a Londra quarant’anni dopo l’edizione del 1908, con gli impianti sportivi che restarono gli stessi, seppur ovviamente parzialmente ristrutturati. Sicuramente la guerra però lasciò profondi strascichi, avendo spazzato via numerosi atleti, con ripercussioni anche dal punto di vista economico, con le canoniche medaglie d’oro sostituite da quelle di latta e le nazioni costrette ad inviare i viveri da casa e a far alloggiare in poco confortevoli baracche i loro atleti. Da un punto di vista mediatico però i giochi furono un grande successo, con trasmissione via etere delle competizioni che permisero così a ben cinquecentomila persone di poter ammirare le gesta degli atleti in gara, oltre al milione e duecentomila persone che, per loro fortuna, poterono vedere i giochi dal vivo. Germania e Giappone non furono invitate, l’Unione Sovietica non era ancora presente ma in compenso debuttò la Cina con una selezione di ventisei atleti. Torna la pallacanestro,l’Italia si conferma campione nel calcio, mentre sono gli Stati Uniti a fare razzia di medaglie, conquistando ben 38 ori. Le discipline in cui si gareggiò furono complessivamente diciassette, fra i personaggi di spicco senz’altro si segnalò la “mammina volante” olandese, Fanny Blankers-Koen, donna di trent’anni che vinse quattro medaglie d’oro nell’atletica leggere, mentre il diciassettenne statunitense Bob Matias, aggiudicandosi la gara del pentathlon fu il più giovane campione olimpico della storia. L’Italia conquistò otto ori, undici argenti ed otto bronzi., avendo potuto partecipare ai giochi grazie all’armistizio di Cassibile, che le permise appunto di evitare la sorte di Germania e Giappone, che siccome sconfitte, non furono invitate a partecipare.




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