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Attualità-Cultura

8 giugno 2008
POLITICA
I politici ed i funerali
  

Ampio spazio ha trovato in questo blog la morte dell'eroico ufficiale dei Carabinieri Marco Pittoni. Oggi ad esempio abbiamo pubblicato la cronaca dei funerali, tenutisi ieri a Pagani. Era il minimo che noi potessimo fare per quest'uomo (perché anche se sei giovane, se compi un'azione così vuol dire che sei un UOMO). Altri però per Pittoni non hanno fatto niente.

Si sa che i politici italiani con i funerali non hanno un buon rapporto, basti pensare alle risate che si fece Pecoraro Scanio mentre davanti l'altare stava la bara avvolta nella bandiera tricolore del poliziotto Raciti. Risate che in qualunque Paese civile avrebbero provocato le dimissioni immediate di chi se l'era fatte, e invece non successe niente.

Ieri, invece, alle esequie del tenente ucciso a Pagani nessun politico ha riso. Per il semplice motivo che nessun politico, Carfagna esclusa, era presente!

Lo ripeto, perché altrimenti un lettore di un altro Paese che dovesse capitare in questo blog penserebbe ad uno scherzo: nessun politico, a parte la Carfagna, era presente ai funerali del tenente Pittoni!

Perché? Cos'avevano di più importante da fare? Berlusconi era al convegno dei giovani industriali, e si sa, gli industriali contano più di un povero ragazzo morto per un atto di eroismo. Tra l'altro, al suddetto convegno Berlusconi si è sentito male, e visti i suoi problemi cardiaci noti a tutti, viene spontaneo chiedersi se i suoi (i SUOI) saranno funerali di Stato, con tutti i politici di tutti gli schieramenti a gremire la Chiesa.

Veltroni invece era a Casal di Principe a parlare contro la Mafia. Oddio, già meglio che stare al convegno degli juniores di confindustria, ma a maggior ragione che era così vicino, perché non ha fatto un salto a Pagani?

La gente comune ha sfidato temporali e nubifragi, per partecipare all'ultimo saluto all'eroe. I politici erano evidentemente in tutt'altre faccende affaccendati. Ma, ieri, non esisteva nessuna faccenda più importante di quei funerali.

Ed allora complimentiamoci con la Carfagna, che pure su questo blog avevamo criticato, affermando che era diventata ministro solo per le sue “tette”. Complimentiamoci con lei perché, almeno ieri, è stata l'unica a rendere onore al titolo che porta: ministro. In realtà, dovrebbe essere assolutamente normale che un ministro partecipi alle esequie di un carabiniere ucciso in servizio (e in che modo!), ma visto quali sono i tempi...

Io però un'idea sul perché nessun politico ha partecipato ai funerali me la sono fatta: perché non avevano il coraggio di guardare in faccia i genitori di un ragazzo morto anche per colpa loro: sì, perché se il tenente avesse potuto sparare, non sarebbe morto.

Ma in Italia si preferisce tutelare i delinquenti.

Peccato, perché la vita del “tenente dei bambini”, come lo ha definito ieri in Chiesa la piccola Emanuela, del carabiniere che regalò una bici al figlio del delinquente, perché la sua era rotta e non c'erano soldi per ripararla, valeva molto di più di quella di chi gli ha sparato. E di quella di chi ieri ha preferito guardare da un'altra parte.


Questo è il nastrino della medaglia d'oro al valor civile. Spero che almeno questa, al tenente figlio di appuntato, gliela diano.




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31 maggio 2008
POLITICA
Problema prostituzione
Qualche giorno fa’ Daniela Santanchè ha formalmente chiesto l’apertura delle case chiuse, per combattere così la prostituzione illegale.

Come era normale che fosse queste dichiarazioni hanno immediatamente sollevato un vespaio di polemiche.


A chi è favorevole a tale soluzione si oppone chi invece fa proposte alternative.

Sul banco troviamo infatti chi propende in favore di veri e propri quartieri a luci rosse e chi invece è per la lotta senza se e senza ma al barbaro fenomeno.


Ora c’è da chiarire un problema di fondo, non ci piace la prostituzione perché è sinonimo di schiavitù, oppure non la vogliamo per una bigotta questione di decenza delle nostre strade?


Infatti se considerassimo solo lo squallore che troviamo nelle banchine allora debbo dare il mio assenso alle proposte di case chiuse e dei quartieri a luci rosse, sarebbe una soluzione giusta.

Tuttavia credo che il vero problema consista nello sfruttamento, spesso violento, di povere ragazze che, sognando un futuro migliore in un Paese “civile”, si ritrovano in una situazione assolutamente disgraziata.

Dunque se ragioniamo in questi termini debbo condividere chi si batte per eliminare in toto il fenomeno e non chi cerca soltanto di nasconderlo.


Mi sembra allora giusta la proposta del governo di cominciare a punire i clienti delle sventurate lucciole, magari inviando anche una bella lettera a casa agli operosi mariti, così che le inconsapevoli mogli possano prendere gli adeguati provvedimenti…


La Santanchè dice giustamente che con le case chiuse si ridurrebbero molte malattie, io dico che esistono altri modi per ridurre le malattie, primo fra tutti l’assenza di certi comportamenti.


Dunque ognuno si faccia un proprio esame di coscienza, tuttavia non si dimentichi mai quale è il vero problema della prostituzione, cioè lo sfruttamento di povere ragazze.

Francesco Adduci




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28 maggio 2008
POLITICA
Fascisti alla riscossa
 
Sebbene Fini cerchi di essere in ogni occasione un degno Presidente della Camera (non riuscendoci granché bene), mostra inevitabilmente la sua anima fascista.

Se ne ebbe occasione quando dichiarò che riteneva più grave bruciare una bandiera piuttosto che uccidere un povero ragazzo innocente.

La situazione non migliorò successivamente quando nel primo giorno della legislatura pensò bene di entrare nel merito delle dichiarazioni di un parlamentare (nella fattispecie Di Pietro), atto di reale gravità visto il ruolo che ricopre.


Il fatto è però che i suoi camerati si comportano come la loro stessa natura vorrebbe, e forse, non lo dico con ironia, sono intellettualmente più onesti del loro capo.


Abbiamo La Russa che si crede di dirigere un esercito in guerra permanente, ma tuttavia, e stavolta lo dico con ironia, bisogna considerarlo un vero guascone….


Ma chi ci sta stupendo (ironicamente) più di tutti è il neo Sindaco Gianni Alemanno, si perché fregandosene del ruolo istituzionale che ricopre si comporta da quello che è, un fascista.

Cari lettori sappiate che a Roma è scesa, come una fitta nebbia, una nube nera che avvolge la città, una nube che sta portando dietro di sé violenza razzista e xenofoba.

Già qualche giorno fa’ abbiamo parlato degli episodi del Pigneto e del ragazzo Gay aggredito, atti di inciviltà mostruosa. Tuttavia ieri sono arrivate due vere e proprie chicche da inserire sugli annali.


Si è consumata infatti ieri una volontaria aggressione a giovani studenti di sinistra che attaccavano manifesti contro Forza Nuova (si rammenti cosa è accaduto: il Preside della facoltà di lettere voleva organizzare un convegno sulle foibe con la presenza di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, vista l’assurdità della cosa il ProRettore dell’Università ha cancellato l’evento).

Da alcune auto sono scesi alcuni giovani squadristi armati di coltelli e cinte e da lì è iniziata la colluttazione.

Risultato, feriti, arrestati e soprattutto una pessima figura per la città.


Ma viene da chiedersi: ed il sindaco cosa ha detto?

E la risposta è: sono fatti gravi. (il punto non è calligrafico, lo si legga come “PUNTO”).

Poi cambia argomento e dice: Intitoleremo strade a Fanfani (bene), Craxi (riabilitiamolo tanto va di moda) e ad Almirante (a chi?).


Il giorno successivo (oggi) stuzzicato da un parlamentare del PD (impietosi come sempre stì comunisti) il capo di Alemanno, Fini, dice: Le parole di Almirante sul razzismo sono disgustose (ma va’?).


Ora voglio dire, mettetevi d’accordo. Il PD è un partito vario e ricco di contenuti anche tra loro in antitesi, ma questi problemi ideologici non ce li ha.


Comunque voglio continuare con Alemanno che mi piace di più (mi starò mica innamorando di lui?!?).

A Roma si respira un’aria tesa, quegli animi più incivili e balordi credono di aver trovato legittimazione per loro stessi e per le loro azioni dopo il successo elettorale di Alemanno. Si sentono dunque autorizzati a fare ciò che vogliono consapevoli che difficilmente saranno condannati.

Non mi soffermo sui singoli episodi poiché ognuno ha storia a sé, ma nel complesso dico che la Capitale, città bellissima, sta vivendo un momento scuro.


Dico altresì che i cittadini sono stati imbrogliati, qualcuno voleva esprimere un voto per una destra sì conservatrice, ma comunque moderata, ed ora si ritrova un fascista ad amministrarli.


Chiudo scusandomi per il tono ironico che uso, serve a sdrammatizzare, e faccio una considerazione finale, con tanto di foto:


Alemanno non condanna gli episodi squadristi?

Non c’è da stupirsi è stato, è, e sarà sempre uno di loro…

Francesco Adduci





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26 maggio 2008
POLITICA
Nella Roma di Alemanno
  

La propaganda minuziosamente preparata dalla Destra per vincer le elezioni aveva il proprio punto di forza nella lotta alla criminalità.

Il problema è che non specificava di quale criminalità si trattasse.


Questo inizio caratterizzato da un’ironia tutta socratica vuole in realtà introdurre un breve accenno agli episodi che nei giorni scorsi si sono materializzati nella Roma fascistizzata di Alemanno.


Più precisamente nella giornata di sabato, un gruppo di giovani non identificati (ma identificabili ad occhi chiusi) sentendosi parte di un meccanismo perverso che ha avuto l’apice nell’elezione del Sindaco, ha devastato con spranghe di metallo alcuni negozi di proprietà di lavoratori stranieri nel quartiere Pigneto.

A distanza di poche ore, un episodio non dissimile ha riguardato il curatore del sito Deegay.it, colpevole di avere gusti sessuali di cui non amo parlare (perché per me ognuno è libero di fare ciò che più ritiene opportuno).


Ora, caro Sindaco, non basta condannare artificiosamente questi soggetti, bisogna assumersi le proprie responsabilità è dire che a Roma oggi c’è un clima fascista, un clima in cui una banda di deficienti si sente autorizzata a compiere atti violenti e disumani, atti di radice xenofoba, atti che rappresentano la reale personalità del Signor Sindaco.

Sì perché Alemanno (in molti lo dimenticano) altri non è che un fascista mascherato da liberal popolare per poter occupare una poltrona.


Io voglio rivolgermi a tutti i lettori e dire che spesso i più ferventi antagonisti dell’immigrazione sono in realtà persone che su questo barbaro fenomeno ci speculano.


Volete sapere la storia di quel sedicente imprenditore che ha la tessera di AN in tasca ma la mattina invece di alzarsi presto per lavorare preferisce dormire in quanto la notte l’ha passata tra cocaina e prostitute, mentre ha assunto, in nero, cinque romeni che paga alla modica cifra di 500€ al mese?

Forse non la conosco solo io questa storia, o forse c’è più di qualche imprenditore con queste caratteristiche, fate voi.


Siamo in un momento culturalmente buio per la nostra storia, c’è bisogno di rigenerarsi e di riscoprire principi e valori sani da cui riprendere a lavorare nel rispetto delle regole democraticamente stabilite.

Francesco Adduci




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23 maggio 2008
POLITICA
La farsa di Napoli
  


Voglio fare una breve rassegna dei provvedimenti presi mercoledì dal primo consiglio dei ministri svoltosi a Napoli, per poter dimostrare quanta demagogia e quanta poca lungimiranza vi sia in tali provvedimenti.

Vediamoli uno per volta.


Come più volte promesso in campagna elettorale, Berlusconi ha concentrato i suoi primi sforzi sulle questioni relative alla sicurezza, alla risoluzione del problema rifiuti ed all’abolizione dell’Ici sulla prima casa.


Partiamo dalla questione rifiuti visto che il luogo della prima riunione non è affatto casuale.

La nomina di Bertolaso vorrebbe portare rapidamente ad una soluzione della questione rifiuti in Campania visto che il Sottosegretario già conosce perfettamente la situazione.

Egli infatti era già il responsabile dell’organizzazione dell’emergenza sotto Prodi, carica che lasciò attraverso le proprie dimissioni.

Tuttavia ritengo che le misure prese da Berlusconi non differiscano poi molto da quelle del governo Prodi, individuazione di nuovi siti (discariche) e costruzione di impianti di termovalorizzazione, erano interventi già previsti.

La differenza però è che Berlusconi non ha Pecoraio Scanio, demagogo di fama mondiale, e soprattutto riesce a far sembrare tutto ciò che fa come qualcosa di straordinario (gli vanno riconosciute capacità comunicative fuori dal normale).

Si pensi infatti all'uso dell'esercito annunciato dal governo, è giusto, sono d’accordo, tuttavia ricordo agli italiani “dimenticoni” che sotto il governo Prodi, AN e FI organizzavano manifestazioni contro l’uso di alcune discariche per smaltire i rifiuti del napoletano che hanno minato per giorni l'ordine pubblico e hanno, di fatto, impedito l’attuazione delle misure previste dall’allora governo. Bella coerenza….


Riguardo ai provvedimenti presi in materia di sicurezza, una prima valutazione mette in luce il fatto che molte soluzioni presenti nel disegno Maroni erano già state considerate nel pacchetto sicurezza di Giuliano Amato.

Più poteri ai sindaci, impegno contro la mafia, banca dati del dna, misure sulla sicurezza urbana e contro lo sfruttamento dei minori.

La differenza però, e sarò ripetitivo, molto ripetitivo, è che Berlusconi non ha Bertinotti&Co, demagoghi di fama mondiale, e soprattutto riesce a far sembrare tutto ciò che fa come qualcosa di straordinario (gli vanno riconosciute capacità comunicative fuori dal normale).

Non sono invece d’accordo sull'introduzione del reato di immigrazione clandestina.

La lotta contro di essi deve vertere su due principi: il rimpatrio dei clandestini che delinquono o che non lavorano e l’integrazione di chi è qui per lavorare onestamente.


Infine mi soffermo sugli interventi di carattere economico.
Credo che la vera priorità per il nostro paese sia la difesa del potere d'acquisto dei cittadini.

L'abolizione dell'Ici non è di per sé negativa, tutt’altro, però non è un intervento che porterà in futuro a miglioramenti alla situazione economica generale.

Inoltre è sarebbe d’uopo ricordare che le famiglie meno abbienti porteranno a casa un risparmio al di sotto dei 100€ annui, senza dimenticare il fatto che chi vive in affitto, perché non può permettersi una casa, non viene minimamente sfiorato da questa manovra.

Inoltre bisognerebbe dire che il governo Prodi ne aveva già abolito la metà per cui Tremonti si è trovato in un certo senso avvantaggiato nel prendere un provvedimento del genere.

Quanto alla detassazione degli straordinari va ribadito che essa non riguarda tutti i lavoratori (gli statali ne sono esclusi) e che comunque non può portare grandi benefici ai destinatari.

Insomma si tratta di due interventi di piccolo respiro che non avranno risvolti strutturali sulla nostra economia.



Insomma potete valutare anche voi come gli interventi presi siano pressoché solo di facciata, fatti a scopo comunicativo per soddisfare i personaggi più arditi e focosi dei partiti della coalizione di centro destra (mi riferisco al reato di immigrazione clandestina).
Non sono stati fatti interventi strutturali che diano un nuovo e più ampio respiro all’economia nazionale.

La speranza è che un giorno si capirà che la politica non dev’essere atta soltanto a guadagnare consensi mediatici, ma a risolvere i problemi del paese.
Francesco Adduci




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21 maggio 2008
POLITICA
Sconvolgimento a sinistra
  


Le ultime elezioni hanno decretato il fallimento dei vecchi leader della sinistra italiana. Si pone allora oggi il problema di come debbono riorganizzarsi quei partiti usciti sconfitti dalle urne, ma soprattutto ci si pone il quesito riguardo alla necessità dell’esistenza stessa di tali partiti.


Andiamo per gradi:


Il partito socialista, il quale ha condotto una battaglia a difesa del suo marchio sembra non aver oggi più ragione d’esistere, sia chiaro non ideologicamente, ma formalmente.

Tant’è vero che qualche settimana fa’ socialisti e radicali si sono incontrati nuovamente per cercare di tirare su un nuovo accordo che permetta la sopravvivenza ad entrambi.


Il Partito dei comunisti italiani, nato da una costola di Rifondazione, non ha, a mio parere, mai avuto una sopravvivenza degna di nota.

Sì è vero che furono importanti per il passaggio dal governo Prodi a D’Alema, ma poi hanno smarrito ogni appiglio identitario, tanto che li si confondeva spesso con Rifondazione.

Insomma non credo che il PDCI sia servito e servirà molto all’Italia.


La Sinistra Democratica, nata dagli esponenti della sinistra DS che non confluirono nel PD, ha capito di rappresentare poco o niente gli italiani, nel senso che chi votava DS, fondamentalmente ha continuato a votare PD.

SD, finita l’era Mussi, potrebbe trovare la sua nuova collocazione non a destra della sinistra radicale, ma a sinistra del PD, attraverso un’alleanza forte o attraverso una vera e propria confluenza.


I Verdi, dimessosi Pecoraio Scanio, vera delusione per molti italiani che credevano in lui, si apprestano oggi a venir meno come forza politica, la loro struttura potrebbe evolvere in un modello più simile ad un movimento che ad un partito.

Invece che cercare voti insomma potrebbero cercare di smuovere le coscienze degli italiani, purtroppo troppo poco inclini e sensibili a questi problemi.


Infine, e lo faccio a parte, mi voglio occupare di Rifondazione Comunista.

Spero vivamente che Rifondazione si organizzi attraverso idee e modalità nuove, vorrei che si lasciasse da parte quel legame poco chiaro che si ha con no-global e centri sociali, e si tornasse, come un vero partito con la dizione comunista dovrebbe fare, a parlare dei problemi (tantissimi) dei giovani e dei lavoratori.

Questo ultimamente non è avvenuto, mentre Bertinotti&Co andavano parlando di pacs, di cpt, di legalizzazione delle droghe leggere, di comprensione verso gli stranieri, di carceri sovraffollate ,ecc, c’è stato chi (come la Lega) è andato dai lavoratori e ha cominciato a parlare dei problemi reali che ha chi non arriva a fine mese.


Io mi auguro che un cambio di gestione responsabile che vedesse l’ascesa di nuovi leader giovani con idee forti e attuabili, potrebbe dare nuovo spirito ad un partito che molti danno per spacciato.

Sia chiaro, leader nuovi non vuol dire Caruso (che in una legislatura ha saputo solo divertirsi a piantare l’erba a Montecitorio), leader nuovi significa giovani laureati, esperti nel settore welfare, professionisti seri che abbiano a cuore l’interesse dei lavoratori, catena debole della società.


Infine serviranno leader lungimiranti, consapevoli che è meglio mandare giù due cucchiai di riformismo di centrosinistra che un’intera minestra (riscaldata) di centrodestra.
Francesco Adduci




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19 maggio 2008
POLITICA
Una violenza tutta nostrana
  

Assistere a scontri e devastazioni in giornate che invece dovrebbero essere di festa, come accaduto ieri a Parma è qualcosa che fa piangere il cuore.

Vedere uno scempio commesso da una banda di pazzi che si sono divertiti a devastare strutture come un asilo, significa assistere alla fine di dell’ultimo briciolo di autocoscienza razionale presente tra i nostri concittadini.


Assistere poi a sceneggiate poco divertenti come l’impiccagione dei fantocci per le strade oppure all’accensione di roghi tossici che hanno come unico fondamento la stupidità, mi lascia veramente perplesso…ma come, si dice no a discariche ed inceneritori perché inquinano l’aria e poi si accendono 78 roghi che rilasciano nell’aria una quantità di diossina spaventosa.

E’ obiettivamente un comportamento poco sano (non solo fisicamente).


Assistere ad omicidi di due giovani, un ragazzo ucciso per una sigaretta da un branco di neofascisti, e una giovane ragazza uccisa da un gruppetto di suoi coetanei dopo aver subito rapporti sessuali con ognuno di essi, è qualcosa che mi fa venire i conati di vomito.


E’ giunto dunque il momento di prendere delle decisioni forti e serie, non basta dire che l’Italia è un paese poco sicuro perché ci sono gli stranieri, i quali fanno la loro sporca parte, per carità sarebbe un orrore dire il contrario, sarebbe riduttivo e non andrebbe al fondo dei problemi. Serve veramente far progredire le nostre teste, capire che non sempre possiamo comportarci come vogliamo, ci sono delle regole e le regole vanno rispettate.


Ma chi è che scrive e si prodiga a far rispettare queste regole, la risposta è la politica, il governo, il parlamento.

Se non si ha un governo con la cultura della legalità, come possono allora esserlo i cittadini, come si può pretendere di essere un paese civile e sano se non esiste la certezza della pena.

Io sono d’accordo con chi dice che l’insicurezza nega lo sviluppo, però la sicurezza si può raggiungere se ognuno fa la sua parte, se ognuno è cosciente che delinquere è reato e in quanto tale è punito per legge.

Non è possibile andare allo stadio e vedere certi scontri, fatti magari da chi per l’intera settimana sta chiuso in un ufficio a dire che i romeni sono delinquenti, che vanno rimpatriati, che sono il male assoluto della società.


La coscienza distorta e irrazionale quella si che è il male assoluto di una società, e dunque è su quella che va fatto l’intervento più forte e drastico, bisogna ristabilire una cultura della legalità che purtroppo in Italia si sta perdendo.
Francesco Adduci




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17 maggio 2008
POLITICA
Combattere la violenza con la violenza
  

Stiamo assistendo a fatti davvero sconvolgenti, si sta combattendo la violenza con atti gravi e incivili.

Il fatto è che i cittadini, indipendentemente da Amato o Maroni non riservano fiducia nelle istituzioni preposte a svolgere quel lavoro, ed allora tendono a comportarsi in maniera tale da ricercarsi una giustizia tutta personale.


A loro volta gli organi governativi per tenere sotto controllo la situazione cavalcano questi movimenti sociali con il rischio di cadere nella xenofobia e nel non rispetto dei diritti dell’uomo.

Sia chiaro la violenza e la criminalità sono piaghe che vanno combattute in modo forte e deciso, ma vanno combattuti tutti i fatti illeciti, indipendentemente dalla loro provenienza.


Mostrarsi agli occhi del mondo come uno Stato di polizia, giustizialista e xenofobo non è cosa bella e neanche veritiera, dunque vanno abbassati i toni e presi seri provvedimenti nella lotta all’illecito.

Non debbono esistere reati di serie A e di serie B a seconda di chi li commette, se vi sono piaghe quali l’immigrazione clandestina, queste vanno combattute a monte, intensificando i controlli sul territorio.

Nell’ottica che il reato non debba essere combattuto ma prevenuto attraverso una rete di controlli che non porti buchi tra le sue maglie.


Allo stesso modo va combattuto il lassismo e il giustificazionismo pseudo umanitario di chi finisce per giustificare l’illegalità.

Insomma bisogna che il problema sicurezza sia sentito da tutti con senso di responsabilità, senza lasciare strada ad estremismi punitivi e senza giustificare troppo i reati.

Se il problema c’è, e chiaramente c’è, va risolto con interventi strutturali che mettano ostacoli alle catene criminali che si ramificano sul territorio.


Inoltre credo che in casi come la prostituzione, il falso, lo spaccio debba essere prevista una punizione esemplare anche per chi trae benefici da quella criminalità, infatti consumare, comprare, usare oggetti illegali non fa altro che dare una mano alla criminalità organizzata.


Infine ritengo assolutamente necessario diffondere nel paese un senso di responsabilità, una cultura della giustizia e della legalità che troppo spesso non abbiamo.
Francesco Adduci




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14 maggio 2008
POLITICA
Berlusconi chiama, Veltroni risponde
  

Il confronto mediatico tra Berlusconi e Veltroni è finalmente passato nell’aula di Montecitorio dove verrà votata la fiducia al nuovo governo.

Si respira un clima diverso nel palazzo, un clima sicuramente mite e collaborativo tra le forze presenti in parlamento.


Berlusconi ha esordito immediatamente la sua nuova avventura nel segno della discontinuità dai metodi del muro contro muro che hanno caratterizzato la politica degli ultimi quindici anni.

Si è dichiarato infatti pronto a collaborare con l’opposizione, di cui ha riconosciuto il governo ombra, senza il benché minimo condizionamento pregiudiziale nei confronti dell’avversario.


Da parte sua l’opposizione ha risposto prontamente al messaggio del Premier, dichiarandosi disposta alla collaborazione, ed il suo leader Veltroni ha subito esposto l’agenda dei lavori cui, a suo parere urge soffermarsi da subito, vale a dire riforma dell’ordinamento istituzionale e della legge elettorale.


Che tra i due politici ci sia un certo feeling non è cosa nuova, infatti se il governo Prodi non fosse caduto così burrascosamente, sicuramente sarebbero già state avviate le prime riforme concordate.


Tuttavia, ed è normale che fosse così, non proprio tutti sono disposti a queste convergenze. Di Pietro ha infatti parlato di Berlusconi come di un lupo che tende la mano ad un agnello, sollevando qualche malcontento dagli scarni del PD stesso.


Da parte sua anche l’UDC si dice pronto a collaborare e a votare secondo la propria coscienza, d’altronde alcune note programmatiche sono le stesse per cui nell’ultima legislatura di centro destra anche loro si trovavano al governo.


In ogni caso è su Berlusconi e Veltroni che ricade l’onere e l’onore di incontrarsi per dettare l’agenda politica ed inaugurare, da adesso, quella che potrebbe essere una fase costituente che ci porti verso l’effettiva realizzazione di una sorta di “Terza Repubblica” fondata su uno stato federale, sul vero bipolarismo e dunque sull’alternanza democratica al governo.


E’ chiaro che i due incontreranno non poche difficoltà, soprattutto il leader del PD, il quale avrà l’arduo compito di tenere a bada personaggi come Massimo D’Alema, uomini di sicuro spessore politico, ma, a mio parere, facenti parte di quella schiera di personalità un po’ retrograde dello scenario italiano. Non voglia essere questo un giudizio di merito, ma soltanto la constatazione di un atteggiamento politico ormai segnato dal tempo.


Tuttavia una proficua collaborazione sarà assicurata anche dall’atteggiamento assolutamente positivo e lungimirante espresso dal Quirinale.

Giorgio Napoletano rappresenta in questo momento il perno sul quale la nostra democrazia dovrà muoversi per fare le riforme ma al tempo stesso non uscire dall’alveo di quei principi ispiratori della nostra Costituzione.


Mi auguro perciò, che all’attuale Presidente sia riconosciuto il merito essere il garante di un passaggio epocale della democrazia, gli auguro di essere l’inauguratore di una innovazione costituzionale che sia indolore per i cittadini e per l’apparato Stato; nella speranza di non ripetere quel passaggio tanto evocato ma poi mal gestito da un suo predecessore nella persona di Cossiga.


Se dunque i due leader politici della maggioranza e dell’opposizione sapranno comportarsi in maniera adeguata e soprattutto corretta e rispettosa, potremo arrivare ad aver una nuova forma di Stato da cui ripartire e rilanciare la vita democratica di questo paese.
Francesco Adduci




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12 maggio 2008
POLITICA
Gli effetti dei sistemi elettorali
 

Tra le riforme istituzionali di cui più si parla un posto di rilievo lo occupa la legge elettorale, così come è strutturata oggi infatti essa rende molto discrepante il risultato elettorale della Camera da quello del Senato (a meno di vittorie straordinarie come quella del mese scorso).

Intendo dunque esporre brevemente quali sono gli effetti dei principali sistemi elettorali, senza però avere la pretesa di dichiararne uno migliore di un altro, infatti un sistema elettorale se da una parte consente di dare una certa direzionalità alla politica, esso da solo non basta poiché ciò che conta più d’ogni altra cosa è sempre il contesto sociale entro cui viene inserito.

Si è soliti suddividere i sistemi elettorali in base al criterio proporzionale o maggioritario, dimenticate questa divisione, non ha praticamente significato. Quel che conta al fine della classificazione di un sistema elettorale è capire se esso si discosti o meno dal voto popolare nel momento in cui i voti vengono trasformati in seggi.

Per questo motivo parleremo di sistemi forti (forte di scostamento) e di sistemi deboli (di scostamento minimo o assente).

Cominciamo da questi ultimi, un sistema elettorale debole ha come scopo quello di rispecchiare fedelmente la società, garantendo rappresentanza alle minoranze e negando premi alle grandi maggioranze.

Si basa dunque sul criterio, ora s’ che va detto, della proporzionalità tra voti ricevuti e seggi conquistati.

L’effetto di questo sistema è senz’altro una frammentazione politica molto elevata, che è causa di governi di coalizione o governi di minoranza basati su accordi programmatici ma non ideologici.

Spesso accade anche che si formino governi di minoranza che vivono sull’appoggio esterno, anche alternato, di altre forze politiche presenti in parlamento.

Il grande difetto dei sistemi deboli è senz’altro la precarietà e l’instabilità dei governi.

I sistemi elettorali forti si basano invece su criteri di trasformazione dei voti in seggi che premiano le maggioranze.

Ciò avviene in vari modi: tramite collegi uninominali (a doppio turno o a turno unico), tramite circoscrizioni molto piccole in cui sono eletti 2-3 parlamentari, oppure tramite circoscrizioni tradizionali ma con soglie di sbarramento molto alte.

Si noti però che nei primi due modi è possibile, per minoranze ben organizzate, o per gruppi forti solo in alcune regioni, ottenere comunque la rappresentanza parlamentare.

Questi sistemi si pongono il fine di restringere a pochi partiti il dibattito parlamentare (vedi USA, Inghilterra, Francia) affinché possa essere garantita una maggioranza parlamentare unita e coesa che dia stabilità ad un governo che sarà sua espressione.

Questi sono dunque i due binari entro cui è possibile orientare la scelta di un sistema, e proprio poiché nessuno di questi modelli può dirsi migliore dell’altro, si formano dei sistemi misti con l’intento di recepire gli aspetti migliori di entrambi. Si cerca cioè di unire rappresentanza e governabilità.

Insomma il dibattito sui sistemi elettorali, come potete vedere, può aprirsi su più fronti e con varie sfaccettature che danno effetti particolari ad ognuno di essi. L’importante è avere sempre cognizione di causa su ciò di cui si sta discutendo, a parole tutti i sistemi elettorali sono buoni e adatti alle nostre esigenze, ciò che però va sempre considerato non è il modello in sé e per sé, ma gli effetti che esso può provocare.

In altri termini sarà bravo quel legislatore che, prima di presentare un testo avrà adeguatamente valutato, proiettando i dati di varie elezioni precedenti, i risultati a cui il sistema in questione porterà.

Infine l’augurio, un po’ utopistico per la verità, che qualsiasi sistema si adotti, esso sia votato da maggioranza e opposizione (magari col criterio dei 2/3 dei voti) e poi sottoposto a referendum confermativo.

A leggi di cotanta importanza è necessario attribuire il più vasto consenso possibile.
Francesco Adduci




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10 maggio 2008
POLITICA
Veltroni presenta il suo governo ombra
  

Il giorno immediatamente successivo all’insediamento del governo Berlusconi, con un tempismo proverbiale, Walter Veltroni stila la lista dei ministri del governo ombra che aveva anzitempo annunciato.


Ma cos'è nel dettaglio un governo ombra?

Il governo ombra (shadow cabinet) nasce nei paesi anglosassoni, dove vige un sistema politico bipolare con una maggioranza governante ed un'unica opposizione. In questi paesi è prassi formarlo dopo una sconfitta elettorale.
Esso è a tutti gli effetti un vero e proprio esecutivo dell'opposizione ed ha il fine ultimo di dimostrare la capacità governativa di tale schieramento.

Tuttavia gli effetti di un governo ombra sono diversi, soprattutto per il fatto che esso è un punto di riferimento incalzante e sicuro per il governo in carica.


Se infatti si instaurasse un clima di collaborazione tra maggioranza e opposizione, il confronto porterebbe all'assunzione di posizioni condivise, mediando le politiche troppo faziose.
Si può verificare infatti che il governo in carica si confronti con il governo ombra su tematiche di particolare rilievo e sensibilità sociale, che, se fossero risolte unilateralmente, potrebbero generare malcontento nel paese.


In Italia tale esperimento venne fatto solo nel 1989, quando l'allora leader dell'ormai in disfacimento PCI, Achille Occhetto ne formò uno. Di tale governo ombra era ministro degli esteri Giorgio Napolitano.

Ma veniamo a noi, e vediamo chi sono i ministri ombra che Veltroni ha messo a capo anche dei rispettivi dipartimenti all’interno del partito.

Ecco la lista completa: Piero Fassino (Esteri), Marco Minniti (Interno), Lanfranco Tenaglia (Giustizia), Pier Luigi Bersani (Economia), Maria Pia Garavaglia (Istruzione), Matteo Colaninno (Sviluppo Economico), Enrico Letta (Welfare), Roberta Pinotti (Difesa), Alfonso Andria (Politiche Agricole), Ermete Realacci (Ambiente), Andrea Martella (Infrastrutture e Trasporti), Vincenzo Cerami (Beni e Attività Culturali), Giovanna Melandri (Comunicazione), Sergio Chiamparino (Riforme), Mariangela Bastico (Rapporti con le Regioni), Linda Lanzillotta (Pubblica Amministrazione e Innovazione), Vittoria Franco (Pari Opportinità), Beatrice Magnolfi (Semplificazione normativa), Maria Paola Merloni (Politiche Comunitarie), Michele Ventura (Attuazione del Programma), Pina Picierno (Politiche Giovanili).


Lo Shadow cabinet veltroniano rispecchia l’esecutivo vero e proprio, tuttavia sono state introdotte notevoli innovazioni.

Anzitutto ci sono ben nove donne, più del doppio del governo Berlusconi, ma soprattutto c’è gente politicamente nuova ma esperta nel proprio settore, insomma Veltroni ha ritenuto di unire innovazione e competenza.

Saranno molto interessanti i confronti tra Bossi e Chiamparino sul tema riforme, tra Frattini e Fassino alla politica estera, e tra Minniti e Maroni all’interno e sul piano della sicurezza.

Sicuramente sarà una bella esperienza per la nostra democrazia.


Sia ben chiaro, e questa è una precisazione d’obbligo, fare un governo ombra è cento volte più facile che fare un governo istituzionale, in poche parole non ci sono poltrone da spartire e quindi meno contrasti da ricomporre.


Per le ragioni enunciate l'idea è sicuramente apprezzabile, a patto che anche la maggioranza voglia avere un sincero spirito di collaborazione nelle scelte di maggior rilievo.

Ciò potrebbe essere il primo passo di avvicinamento alla riforma del nostro sistema istituzionale, nonchè la fine di quella politica del muro contro muro che ha condizionato l'Italia negli ultimi 20 anni.

Altresì se il governo istituzionale si dimostrerà chiuso e fazioso, arroccato sulle proprie posizioni, lo Shadow cabinet dovrà incalzarlo e riprenderlo quotidianamente per dimostrarsi valida e credibile alternativa di governo.


Insomma, dopo un cambiamento così forte dello scenario parlamentare, avuto dal risultato elettorale, si registra l’introduzione di questo nuovo sistema di fare opposizione.

Infondo se una bella democrazia come quella inglese lo ha inventato avrà sicuramente i suoi benefici, speriamo che i nostri governanti (in senso lato) sappiano utilizzarlo al meglio, senza dimenticare che alla base di tutto, ed al fine ultimo di ogni politica ci siamo sempre noi cittadini.
Francesco Adduci




permalink | inviato da redazioneexploratores il 10/5/2008 alle 14:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
9 maggio 2008
POLITICA
Il Berlusconi IV
  

Finalmente si è insediato il nuovo governo, Silvio Berlusconi per la quarta volta nella sua vita è salito al Quirinale per giurare di fronte al Capo dello Stato.

Come francamente mi aspettavo il Premier ha tenuto un atteggiamento uguale alle tre volte precedenti.

Il governo infatti è composto di 21 ministri, 12 con portafoglio, come previsto dalla legge, e 9 senza portafoglio. Nei prossimi giorni si provvederà alla nomina dei viceministri, dei sottosegretari ed eventualmente dei vicepremier.


Il punto su cui voglio porre l’attenzione è il fatto che qualcuno vede questo governo come espressione assoluta del Premier.

Questo è, a mio parere, vero solo in parte, nel senso che è normale che un esecutivo sia espressione del proprio presidente, infondo debbono lavorare in un clima di assoluta fiducia, ma la nuova compagine ministeriale mi sembra comunque espressione dei partiti che componevano l’alleanza elettorale.


Infatti se esaminiamo la lista notiamo che ben 12 ministri sono di Forza Italia e sono rispettivamente gli Esteri (Frattini), la Giustizia (Alfano), l’Economia (Tremonti), lo Sviluppo economico (Scajola), l’Ambiente (Prestigiacomo), il Welfare (Sacconi), la Cultura (Bondi), l’Istruzione (Gelmini), più altri quattro ministeri senza portafoglio dati a Vito, Brunetta, Fitto e la Carfagna.

La Lega conta 4 ministeri: Interni (Maroni), Agricoltura (Zaia), più Bossi e Calderoni senza portafoglio.

C’è poi AN che prende Difesa (La Russa) ed Infrastrutture (Matteoli), più senza portafoglio, Ronchi e la Meloni.

Infine un ministero senza portafoglio lo prende Rotondi della Nuova DC.


Come vediamo la proporzione elettorale è stata più o meno rispettata, considerando che ad AN è andato anche il Presidente della Camera, carica non da poco.

Ci sono poi due casi particolari da guardare e su cui riflettere.

Sono i casi della Giustizia e dell’Istruzione, considerati assegnati a personalità nuove.

L’Istruzione, compresa l’Università è stato assegnato a Maria Stella Gelmini, 35enne esponente di Forza Italia, devotissima alla figura di Silvio Berlusconi, questa giovane donna inoltre è l’elemento dell’esecutivo che ha più legami con il Vaticano, e visto il ministero cui è stata assegnata,più che gioire per la sua presenza, sono preoccupato per la libertà di studio e di ricerca, nonché per la probabile posizione favorevole verso gli istituti privati di cui la chiesa è il maggior proprietario.

Poi c’è la giustizia, assegnata ad Angelino Alfano, 38enne esponete di Forza Italia, nonché coordinatore del partito nella regione Sicilia.

Diciamoci la verità, la giustizia, essendo un ministero che scotta, lo ha voluto tenere Berlusconi attraverso uno dei suoi fedelissimi.


Voglio poi parlare della presenza femminile, si parlava di inserire quattro donne nella compagine, così in effetti è stato fatto, peccato però che la proporzione non è sui 12 ministri con portafoglio, ma su tutti i 21 del Consiglio.

Queste sono la Gelmini, di cui ho anzitempo detto, la Prestigiacomo, fedelissima del Premier, la Meloni, giovane esponente di AN che francamente ammiro per le capacità mostrate nella scorsa legislatura, ed infine la reginetta della tv, Mara Carfagna, ministro per le pari opportunità, uno schiaffo morale a tutte quelle nostre connazionali che si sono fatta strada con le capacità e non con le tette.


Insomma, ciò che voglio dire è che il governo Berlusconi 4° ha risposto alle solite logiche di partito, non c’è stata infatti la tanto agognata innovazione che qualcuno si aspettava.

E’ un governo privo di contributi di professionisti e tecnici provenienti dalla più volte citata Società Civile.

Ciò significherà tuttavia un governo unito politicamente, con i vantaggi, politici, che la cosa comporta.

Dunque auguriamogli di lavorare nell’interesse di tutti, anche se, i posti critici del governo sono tutti in mano a fervidi esponenti di partito.

Anche questa volta si poteva fare di meglio e di più, ma anche questa volta l’occasione è stata buttata alle ortiche.
Francesco Adduci




permalink | inviato da redazioneexploratores il 9/5/2008 alle 20:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
7 maggio 2008
POLITICA
Svanito il tentativo di bipartitismo
  

Il dibattito innescato quasi un anno fa’ sulla necessità di arrivare ad una riforma della legge elettorale che potesse semplificare il panorama politico italiano, ha portato ad una competizione elettorale che si è poi dimostrata essere solo di facciata bipartitica.

Se vi ricordate l’imperativo era quello di avere tanti gruppi parlamentari quanti fossero stati i simboli eletti in parlamento.

Tuttavia la sostanza dei fatti si sta dimostrando essere altrimenti, infatti tanto nella maggioranza che nell’opposizione stiamo assistendo ad un dibattito interno che fa riemergere le posizioni faziose dei vecchi partiti.


Silvio Berlusconi, che fino a ieri criticava (giustamente) Prodi per il fatto di aver creato un governo molto numeroso al fine di poter accontentare tutti, oggi è costretto ad inventare dei ministeri ad hoc per tenere dentro al governo il numero di ministri che la Lega gli ha richiesto.

Ma non solo, AN chiede senza scrupolo alcuno al Premier precisi ministeri, primo fra tutti il welfare, oltre ad avere gia ottenuto la terza carica dello Stato.

A conferma dei ciò sta il fatto che ieri, durante l’elezione dei vice presidenti della Camera, ad uno dei candidati della destra, Lupi, sono mancati diversi voti della maggioranza, chiaro segnale di avvertimento.


Dall’altra parte non va meglio, l’accordo tra Veltroni e Di Pietro prevedeva che gli eletti dell’Italia dei Valori sarebbero dovuti entrare nel gruppo unico del PD, per poi confluire, successivamente, nel partito stesso. Al contrario invece i dipietristi hanno composto gruppi autonomi mettendo fine ad un idillio mai troppo convincente.

Bisogna invece constatare che regge l’accordo tra PD ed i Radicali, tuttavia intendo dire che quest’ultimo partito, nonostante alcune sue “creative” particolarità, è da considerare oggi uno dei movimenti più seri, rispettosi e puntuali dell’intero arco costituzionale.


Al centro, forti di un risultato che gli ha appena permesso di entrare in parlamento, sono stati creati di fatto due gruppi, uno quello dell’UDC di Casini, l’altro quello della Rosa Bianca di Baccini e Tabacci che è confluita nel gruppo misto.


A sinistra poi, ma era prevedibile che fosse andata così, l’arcobaleno se ne è andato definitivamente ed è iniziato un dibattito non interno ma interiore su quale futuro dovrà esserci.


Insomma la speranza di andare a votare sì dei partiti-contenitore, ma che poi fossero politicamente uniti, sembra lontana; il PDL è un contenitore di facciata al cui interno però i partiti la fanno ancora da padroni. Il suo futuro non è perciò prevedibile poiché la vittoria rende tutto più facile e stare insieme sarà meno pesante, tuttavia molto è legato alla personalissima figura di Berlusconi.

Il PD invece è un contenitore stile DC, al cui interno prevedo la formazione di correnti organizzate (la prima la farà D’Alema, con Bersani e tutti quei parlamentari che fanno capo alla fondazione Italianieuropei di D’Alema stesso)

che staranno insieme come in una coalizione; non mi stupirei infatti se al suo interno ci fosse più di una voce e la posizione unitaria debba essere sempre mediata.

C’è da dire comunque che i grandi partiti dei paesi occidentali, pensiamo agli Stati Uniti, sono dei grandi contenitori, al cui interno si trovano diverse posizioni che mediano le loro posizioni, addolcendole, per poter attuare almeno una parte delle politiche che si portano avanti.

Non c’è allora scandalo a vedere i contenitori, ma mi indigno laddove si sfrutti l’alleanza ai soli fini elettorali per poi tornare a fare politica in modo indipendente ed autonomo dall’alleanza stessa.

In questo la cultura politica italiana deve ancora crescere e portarsi a standard più elevati di lealtà nei confronti degli elettori.
Francesco Adduci




permalink | inviato da redazioneexploratores il 7/5/2008 alle 14:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
5 maggio 2008
POLITICA
Italia, Stato praticamente confessionale

Colgo l’occasione per parlare dei rapporti Stato-Chiesa dopo aver visto una “meravigliosa complicità di sguardi” tra Alemanno e papa Ratzinger avvenuta ieri in una chiesa romana.

In Italia infatti la politica non è mai stata libera da vincoli imposti dal Vaticano, per di più questi vincoli, limitano spesso e volentieri il progresso scientifico e sociale, il cui beneficio non è appannaggio di una parte ma dell’intera popolazione.


Nel mio esame non intendo andare troppo indietro poiché farei storia e non cronaca politica, tuttavia la situazione è parsa degenerare durante l’ultimo breve governo Prodi.

Si veniva infatti dal governo Berlusconi 2°, che si distinse quale campione dell’anti laicità, si ricordino, tra le molte, l’abolizione dell’ICI sui beni della chiesa (che sono numerosissimi, considerate infatti non solo gli edifici, ma tutte le terre dalle quali traggono rendite), i benefici concessi alle scuole private (di cui la chiesa ne detiene una notevole fetta) e ultimo, ma non per importanza, il vantaggio offerto agli insegnanti precari di religione, passati tutti di ruolo (alla faccia dei precari che insegnano matematica e italiano).

Poi venne Prodi, e con lui un nutrito gruppo di “miscredenti” che iniziano a parlare di testamento biologico, unioni civili, ricerca sulle staminali e aborto, e allora il nuovo via all’offensiva cattolica, una crociata del 2000 contro la forza della ragione della scienza.


Di Testamento biologico neanche a parlarne, si tratterebbe di un omicidio autorizzato, bene, rispetto per le idee altrui, ma poi quelle stesse persone ti vengono a parlare di pena di morte per certi reati, ti fanno i guerrafondai in Iraq e allora, se ci pensi bene, ti rendi conto quanta demagogia facciano.

Poi arrivano le unioni civili, prassi in ogni paese democratico sviluppato e non, ma loro no, sono immorali e contro la natura dell’uomo che è quella di una famiglia stabile e duratura, per poi non parlare dell’accanimento contro le unioni tra lo stesso sesso…le fiamme dell’inferno ti brucerebbero in eterno, sia mai. Bene, noi, e dico noi veri laici, rispettiamo le idee altrui, solo che poi vedi quegli stessi signori sposarsi due, tre volte, e tanto più invecchiano più si sposano con belle gnocche, fare festini hard e usare droghe, ma noi siamo laici e non ci importa della loro vita privata, certo, gradiremmo un po’ più di coerenza, anche per una questione di rispetto.

Poi arriva l’aborto, noi laici crediamo che le donne non vadano obbligate a fare qualcosa di imposto per legge; la donna infatti è l’elemento costitutivo della vita e quindi per sillogismo è elemento costitutivo della società, ella va lasciata libera di decidere di se stessa, del suo corpo, della sua vita; dargli questo diritto è questione di civiltà e non di ideale politico.

Per non dilungarmi troppo chiudo la narrazione con l’episodio dell’università La Sapienza.

Alcuni scienziati, consci del fatto che la chiesa di oggi sia retriva e ribelle, chiesero a chi gli impediva di lavorare liberamente, di non recarsi nel luogo dove la Scienza nasce.

Ci fu lo scandalo e la pronta strumentalizzazione politica da parte di chi tra qualche giorno ci governerà, pressioni politiche che minarono un esecutivo gia traballante che di lì a poco sarebbe caduto (non scordiamoci le diatribe con i senatori teodem).


Insomma la storia degli ultimi due anni ha dimostrato che viviamo in un paese in cui l’apporto politico delle gerarchie ecclesiastiche è determinante per vincere le elezioni e per poter governare.

Tutto ciò ha ripercussioni negative sulla ricerca scientifica che lavora per assicurarci un futuro migliore Da parte sua la politica non riesce, a parte piccole eccezioni, a svincolarsi dal giogo delle forze vaticane, e quando ci prova viene sotterrata di critiche che le impediscono di operare.

Questa interferenza avrà fine solo quando le coscienze degli individui verranno lasciate libere di credere e pensare, quando la scienza e la storia potranno essere le basi della cultura del nostro popolo. Quando la politica, ed i politici, si renderanno conto che non è necessario “tenersi buono” il vescovo, il cardinale, il papa, per fare carriera, quest’ultima si fa con le idee, non con l’aiuto di Ruini o Bagnasco; quando ognuno possederà i mezzi intellettivi per leggere e farsi la propria opinione su un testo che è alla base di un pensiero, di un’idea, di una religione.

Il futuro non può essere quello di un prete che dà indicazioni alle masse, era così quando le masse, essendo ignoranti, erano manovrabili; ognuno di noi valuti sempre secondo la propria opinione e non tramite l’opinione di altri.

                                                                                                             Francesco Adduci




permalink | inviato da redazioneexploratores il 5/5/2008 alle 14:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
3 maggio 2008
POLITICA
L'alternanza politica in Italia
  

Se facessimo un esame superficiale della politica dell’alternanza in Italia, dovremmo concludere che tale pratica c’è stata soltanto dopo il 1994, visto che dal 1948 al 1993 la DC ha monopolizzato, immobilizzandolo, lo scenario politico italiano.

Tuttavia un esame più attento ed approfondito mette in risalto come nonostante tutto l’Italia abbia avuto diverse epoche politiche, determinate dalla corrente politica dominante all’interno della DC.

Il partito democristiano infatti è stato un microcosmo dello Stato, esso aveva correnti di destra, centro e sinistra, esattamente come un parlamento, ed a seconda del prevalere di una o dell’altra di esse venivano formati i governi.


Possiamo riassumere le epoche della politica italiana in:

    1. La Stagione del centrismo;

    1. La Stagione del centro-sinistra;

    1. La Stagione del Compromesso Storico;

    1. La Stagione del Pentapartito;

    1. La Stagione del Bipolarismo.


Il Centrismo: la stagione centrista dello Stato italiano si realizzò nel dopoguerra con i governi, De Gasperi, Pella, Zoli, Segni; Tambroni e Fanfani, che amministravano dal centro nonostante le spinte dei giovani democristiani dell’area Dossettiana del partito chiamata Cronache Sociali.

E’ questa la stagione della ricostruzione e dei primi provvedimenti di stampo sociale, dal piano Ina Casa all’interventismo industriale di Enrico Mattei.

Tuttavia a livello politico la situazione era estremamente rigida, sia per il clima internazionale della Guerra Fredda, sia perché in Italia le sinistre unite del PCI di Togliatti e del PSI di Nenni, non concedevano speranza di conciliazione in un paese diviso.

La situazione cominciò a mutare quando nel 1956 la repressione sovietica in Ungheria spaccò la sinistra, il PCI difese la linea moscovita, il PSI condannò invece molto duramente l’intervento, aprendo così al centro.

Da parte sua la DC spostò, con il governo Tambroni il suo asse a destra, appoggiandosi al MSI, provocando una dura reazione popolare.


Il Centro-Sinistra: il centro-sinistra prese vita quando i giovani democristiani provenienti da cronache sociali, fondarono la corrente Iniziativa Democratica, i cui principali leader erano Moro, Rumor e Colombo, tale corrente auspicava per il paese la convergenza di quelle forze che potessero rilanciare con vitalità nuova l’azione di governo del paese, nonché allargare la base democratica su cui poggiavano le maggioranze.

Inoltre erano in atto movimenti atti a sabotare l’ordine dello Stato, primo fra tutti il Piano Solo del generale De Lorenzo.

Sperimentato con successo gia in diversi comuni, il Centro-Sinistra fece la propria comparsa nel dicembre 1963 con un governo guidato da Aldo Moro.

I risultati furono la creazione della cassa per il mezzogiorno, la legge sul divorzio e la creazione dello Statuto dei lavoratori.

Tuttavia spinte estremiste e complotti minavano duramente le basi dello Stato, ed il prezzo più alto di questa strategia della tensione lo pagò senz’altro il centro-sinistra, condotto ormai all’immobilismo.


Il Compromesso Storico: Molti di voi avranno sentito parlare dei tentativi di Golpe avuti in Italia negli anni sessanta e settanta, e molti di voi sapranno che nel 1973 nel Cile il regime democratico creato da Salvador Allende venne spazzato via da un golpe militare, appoggiato dalla CIA e guidato dal generale Pinochet. Bene, in Italia abbiamo rischiato la stessa fine. Ad evitare che ciò potesse accadere contribuirono Moro e Berlinguer che insieme stipularono il Compromesso Storico con l’intento di creare una democrazia realizzata che potesse portare ad un’alternanza vera, tale che le basi dello stato potessero cambiare ed evitare pericolosi accordi privati.

Nacquero allora i governi di solidarietà nazionale guidati da Andreotti; purtroppo però a minare e distruggere l’accordo ci pensò il rapimento di Moro, ancora oscuro in molti suoi aspetti, finì con la sua morte l’epoca della solidarietà sociale e con essa una speranza per il futuro.


Il Pentapartito: La DC, ormai priva della lucida mente di Moro capì che per mantenere le redini del paese in mano serviva un vasto accordo, con tutte le forze parlamentari, a parte PCI e MSI, che gli garantisse la governabilità.

Si parlò allora della triangolazione CAF, Craxi, Andreotti, Forlani, che in quegli anni decise le sorti del paese fino a portarlo nel suo momento più oscuro nella storia Repubblicana, i processi di Tangentopoli, che di fatto misero fine ad un intero sistema.

Inoltre il PCI era diventato, con la Svolta della Bolognina PDS e si allineava più alla socialdemocrazia che al comunismo.


Il Bipolarismo: Il bipolarismo venne di fatto lanciato dall’introduzione nel 1993 di una nuova legge elettorale, di stampo fortemente maggioritario.

Si formarono così due poli, uno di centrosinistra, progressista e riformista, e l’altro di centrodestra, conservatore.

In questo periodo, seppur in modo atipico, c’è stata una reale alternanza tra i due poli. Tuttavia il confronto è diventato, anche grazie alla nuova e più forte influenza mediatica, un confronto personale tra leader più che politico.


Questo brevissimo sunto storico ci permette di capire come l’Italia sia stato, anche in periodi di monopolio politico, un paese ricco di fermenti e strategie che hanno portato, nel tempo, a macrocambiamenti politici, realizzati senza un cambio di partito al governo. Ciò si è verificato poiché la DC, essendo un grandissimo contenitore di pensieri, anche diversi, è riuscita ad adattarsi alle più disparate situazioni politiche fino al giorno della sua scomparsa.
                                                                                                Francesco Adduci




permalink | inviato da redazioneexploratores il 3/5/2008 alle 11:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
30 aprile 2008
POLITICA
Contraddizioni della destra
  

Nella giornata di ieri c’è stata la prima convocazione delle camere che ha inaugurato la 16ma legislatura, di conseguenza alla riunione c’è stata la nomina della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, eletto nella persona di Renato Schifani, fido gregario di Berlusconi, non certo una personalità distintasi per devozione alla Repubblica ma…va bene così.

Il neoeletto presidente nel suo primo intervento pubblico, ha dichiarato di sentirsi garante di tutti, come giustamente deve essere, ma sopratutto ha dichiarato di voler vedere realizzarsi, in questa legislatura, importanti riforme dello Stato e delle Istituzioni, condivise da tutte le forze politiche dell’arco parlamentare.

Un pensiero giusto, doveroso ed onorevole, se debbo guardare alle intenzioni espresse, mi sento di dire che condivido pienamente le parole espresse dal neo presidente.


Poi però, siccome che le cose belle durano poco, si sente la voce del leghista Bossi (teniamo presente che nel politico in questione si riconosce il 10% degli italiani) il quale dice di avere, testualmente, 300 mila uomini pronti con i fucili caldi in mano.

Cosa??? Ho pensato ad uno scherzo, trovandoci nel 2008 in un paese democratico, ma non era una burla.

Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano (teniamo sempre presente che questo signore ottantenne ha un senso dello stato più alto della somma di quel 10% di italiani sopra citato) ha prontamente risposto al leghista dicendo di non seguirlo in certi discorsi…un’affermazione forte. Infine, come sempre accade, arriva il Cavaliere che dice al leghista di stare calmo e a noi (poveri fessi) che i suddetti fucili sono di carta….


Io, come molti di voi sono però una persona molto riflessiva e arrivo a chiedermi, come può convivere nella stessa maggioranza una forza che si propone di essere il nuovo perno della nostra democrazia di stampo libertario (Forza Italia), chi si dichiara paladino dell’italianità, di un’identità forte e solida della nostra nazione (AN), e chi non essendo forza di governo e non trovandosi all’interno dei partiti costituzionali si trova in continua, aggressiva campagna elettorale (Lega).


La storia recente (intendo la 15ma legislatura) dovrebbe insegnare che chi governa non può contemporaneamente andare in piazza a protestare, e ci dovrebbe altresì insegnare che l’interesse di tutti debba venire sempre anteposto all’interesse di parte, di fazione, di partito.

Andando avanti così ci troveremo, con altri partiti, nella stessa situazione di due anni fa’, un caos nel quale legiferare bene diventa un’impresa se non cedendo al ricatto ora di uno ora di un altro partito.
                                                                       Francesco Adduci




permalink | inviato da redazioneexploratores il 30/4/2008 alle 14:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
28 aprile 2008
POLITICA
Quando la cronaca nera diventa spot elettorale
Oggi ci sarà finalmente un vincitore alle elezioni comunali di Roma, elezioni contraddistinte da una campagna elettorale atipica e fortemente demagogica, arrivata addirittura a due confronti televisivi trasmessi su tutto il territorio nazionale.

Dicevo di questa campagna, fortemente condizionata dalla cronaca nera che negli ultimi tempi è stata esasperata sulle colonne dei giornali, e su di essa è sembrata poggiare la base del pensiero di entrambi i candidati.

La sicurezza è infatti uno di quei temi che ci riguarda tutti: ricchi, poveri, lavoratori, studenti, imprenditori, e quindi parlarne e dire di risolvere il problema può essere una buona strategia per accedere a quei voti che vanno oltre l’idea politica (il caso Lega Nord insegna).

Tuttavia la politica italiana, che negli ultimi tempi ha visto l’alternanza di governo, non ha saputo in realtà risolvere il problema, un po’ perché certi provvedimenti rendono impopolare il governo che li prende, un po’ perché è mancata la volontà di assumere una posizione forte.

Esiste infatti una grande differenza tra uno spot elettorale ed un provvedimento legislativo che non contrasti con i diritti della persona previsti da norme costituzionali ed internazionali.

Per come la vedo io, essendo un problema che riguarda tutti, va risolto con il contributo di ognuno di noi, formando innanzitutto una cultura della legalità che obiettivamente in Italia non c’è.

E’ giusto e vero dire che un immigrato è un delinquente perché spaccia droga e mette sulle strade povere prostitute, ma sarebbe giusto e doveroso affermare che sono tutti delinquenti quegli italiani che fanno uso quella droga e vanno con quelle prostitute.

Da parte sua l’informazione dovrebbe essere meno faziosa, non ingigantire i problemi, non dare falsi scoop. L’informazione sia tale e non un organo politico che fa scomparire o amplifica i problemi una volta vinte o perse le elezioni.

Vivere in un paese sano non è un obiettivo di parte ma un sogno di tutti, così come combattere l’illegalità e la delinquenza è un dovere da cui nessun cittadino dovrebbe esimersi e di cui la politica dovrebbe occuparsi con piglio razionalista e risolutore, evitando toni scandalistici e demagogici atti solo a sconvolgere le coscienze degli elettori, innescando un clima di paura e odio che finisce per aggravare la situazione.
                                                                                                               Francesco Adduci




permalink | inviato da redazioneexploratores il 28/4/2008 alle 10:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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