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Attualità-Cultura

10 giugno 2008
politica estera
Incredibile, ma vero: in Brasile ci sono gli schiavi!
  

Sembra incredibile ma, purtroppo, è vero: in Brasile ci sono 25.000 "schiavi moderni" (ma alcune stime ufficiose rilevano che siano almeno il doppio). E sono veramente schiavi, sono lavoratori che vengono privati della libertà. La maggior parte di loro è impegnata nelle fabbriche di ghisa e nei grandi appezzamenti per l'allevamento del bestiame nella foresta amazzonica. Molti altri sono costretti a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero dello Stato di San Paolo. Un "gato" (un procacciatore di manodopera, equivalente dei nostri "caporali") al servizio di un latifondista li ingaggia con false promesse accompagnandoli lontano dalle loro regioni di origine che sono, in genere, le più povere, come Maranhao e Piauì, nel Nordeste. Una volta arrivati a destinazione si ritrovano con i documenti confiscati e il divieto di intrattenere qualunque contatto con il mondo esterno. Lavorano in condizioni disumane, guardati a vista e minacciati.
Queste informazioni le ho riprese dal supplemento D de "La Repubblica", nel quale oltre a molte pagine patinate compaiono talvolta articoli molto interessanti.
Nel 1995 il Brasile fu tra i primi Stati al mondo ad ammettere l'esistenza di schiavi nel suo territorio, ma soltanto a marzo di due anni fa, durante un'assemblea delle Nazioni Unite, ne dichiarò il numero. Il governo federale di Brasilia aveva già lanciato - era il 2002 - un progetto per la lotta al lavoro schiavo. E l'anno successivo il presidente Lula aveva presentato un piano nazionale per affrontare il problema, con l'obiettivo di sconfiggere definitivamente la schiavitù. Dei 76 punti previsti dal programma, la maggior parte sarebbero stati raggiunti, secondo un rapporto pubblicato nel 2007.
Si è rivelata soprattutto importante la costituzione delle "Unidade de Fiscalizacao Movel" che, tra il 1995 e il 2006, hanno rimesso in libertà 22.000 schiavi. Non sempre il loro è un compito facile: capita infatti che i "gatos", informati dell'arrivo degli ispettori, costringano i lavoratori a nascondersi o che sia lo stesso "gato" a scappare. Quanto ai latifondisti, in genere negano una evidenza difficile da occultare. Basta un'ispezione veloce per scoprire che i lavoratori sono denutriti e maltrattati, che mancano le condizioni igieniche più elementari.
"All'origine di tutto c'è la povertà estrema", spiega Leonardo Sakamoto, coordinatore della ong Repòrter Brasil. Grazie all'opera della ong da lui fondata, sono già più di 130 le aziende che hanno accettato di boicottare l'acquisto di prodotti da imprese inserite nella lista 'sujia' (ovvero sporca) dove finisce chi sfrutta i lavoratori al limite della schiavitù. Compresi colossi come Petrobas, Shell, Texaco e Carrefour. L'iniziativa del ministero del Lavoro brasiliano prevede che le aziende scoperte a utilizzare schiavi siano inserite in un elenco pubblico, aggiornato ogni sei mesi.
Comunque i latifondisti, pur inseriti in quell'elenco, spesso se la cavano, nonostante la legge preveda il carcere per le infrazioni più gravi, ed infatti nessuno finora è stato arrestato. I "fazendeiros" dettano ancora legge nelle zone più sperdute dell'Amazzonia e molti di loro sono legati a politici influenti, oppure ricoprono loro stessi cariche politiche. Caso emblematico è quello dei fratelli Norberto e Anterio Manica, tra i maggiori produttori di fagioli al mondo. Accusati nel 2004 di aver ucciso tre ispettori che aveno comminato alla famiglia una multa astronomica per le condizioni di schiavitù in cui erano costretti i loro lavoratori, i due fratelli sono ora in libertà e uno di loro è stato eletto prefetto di Unaì, cittadina dello Stato di Minas Gerais, con più del 72% dei voti. A causa di queste connivenze non è stata ancor approvata l'unica legge che potrebbe scoraggiare davvero i moderni schiavisti: quella che prevede la confisca delle terre per i colpevoli. Molti "fazendeiros" hanno rapresentanti alla Camera e al Senato e per questo motivo diventa molto difficile approvare quella norma. Altro problema: la polizia locale è in genere connivente.
E' opportuno aggiungere che oltre il 90% della ghisa prodotta nella zona del Brasile dove si fa uso degli schiavi, per esempio, finsice sul mercato Usa contravvenendo alla sezione 307 del "Tariff Act" del 1930, che proibisce l'importazione di prodotti confezionati in tutto o in parte con lavoro prigioniero.
La vicenda è scandalosa, soprattutto se si considera che quanto descritto si verifica in un Paese che è stato contraddistinto da un processo di sviluppo economico molto intenso, come è scandaloso che nei Paesi sviluppati di una vicenda del genere se ne sappia molto poco. E potrebbero essere proprio i Paesi cosiddetti sviluppati ad aiutare il governo federale del Brasile a sconfiggere definitivamente la moderna schiavitù. Quei Paesi non lo fanno e quindi aumentano le loro responsabilità relativamente al  fatto che altri Paesi non riescano ad uscire una volta per tutte dal sottosviluppo che non è solo economico, ma anche culturale e civile. 
Paolo Borrello




permalink | inviato da redazioneexploratores il 10/6/2008 alle 12:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
8 giugno 2008
SOCIETA'
Predatore di uomini

Ne dà notizia il Sun: ormai gli squali vanno a caccia di uomini.
La conferma è arrivata da esperti chiamati a studiare lo strano comportamento dei pescecani, che nell'ultimo mese, in Messico, hanno ucciso quattro persone (in realtà i morti accertati sono tre, ma c'è un disperso che con molte probabilità è finito tra le loro fauci...).
Tornano così le varie psicosi da squalo, celebrate in film come il celebre "Lo squalo" di Steven Spielberg, del lontano 1975.
Le leggende sugli squali sono molte, a testimoniare l'importanza che hanno nelle paure degli uomini. Nella stessa lingua italiana, il termine "squalo" indica una persona avida e priva di scrupoli.
Fino a qualche giorno fa, le paure venivano esorcizzate dagli esperti, che sostenevano che gli attacchi agli uomini di questi millenari predatori erano dovuti alla somiglianza tra le tavole da surf (i surfisti sono i più colpiti da questo genere di attacchi) e le foche. Ma ora questa nuova teoria torna a far battere i denti a più di qualcuno.



permalink | inviato da redazioneexploratores il 8/6/2008 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
31 maggio 2008
POLITICA
Gli uomini rossi (e grigi) dell'Amazzonia

Ieri un aereoplano in volo sulla foresta amazzonica ha scoperto l'esistenza di un minuscolo villaggio, fatto di capanne una in fila all'altra, abitato da uomini che vivono ancora allo stato primitivo. Incredibilmente, a secoli di distanza da Colombo e dai nuovi mondi, l'umanità (intesa come la "nostra" umanità) si ritrova ad osservare esterrefatta la presenza di altri uomini. Uomini diversi da noi.

Chi era a bordo dell'aereo, e noi ci immaginiamo la sua faccia, ha subito preso la macchina fotografica ed ha cominciato a scattare. Le immagini le trovate su Repubblica.it, vi consiglio di vederle perché sono davvero incredibili.

Nel piccolo villaggio, ricavato in un piccolo corridioio tra la foresta, vivono almeno una decina di indigeni, con la pelle colorata di rosso o di grigio (due), il che aumenta il nostro stupore.

Spaventati dall'aereo, poi, (non hanno mai visto il mondo occidentale, figuriamoci gli aereoplani), gli indigeni hanno imbracciato gli archi ed hanno scoccato frecce verso quello che presumibilmente avranno ritenuto essere un "mostro volante", provocandoci quasi tenerezza per la loro ingenuità.

La nostra curiosità è ovviamente tantissima: avranno un idioma, probabilmente. Che lingua sarà? Cosa sanno fare? Quali sono i loro rapporti? Come si preparano il cibo? Che divinità adorano? Di cosa parlano?

Se pensiamo che noi, un tempo, eravamo come loro, e che solo dopo milioni di anni siamo arrivati agli aerei, alle tv, passando per cannocchiali, nuovi modi di costruire ecc, la nostra curiosità aumenta ancora di più.

E' però una curiosità che spero non sarà mai soddisfatta: lasciamo in pace gli uomini rossi, "popolo" più unico che raro nel mondo omogeneo di oggi. Lasciamoli campare nelle loro capanne, tra i loro archi, nella loro semplicità.
Vito Romaniello




permalink | inviato da redazioneexploratores il 31/5/2008 alle 16:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
20 maggio 2008
POLITICA
Sud Corea e Francia, il privato in piazza

Apriamo questa nuova sezione del blog con due notizie che ci arrivano una dall'estremo Oriente e l'altra dai cugini di Oltralpe. La prima delle due notizie è sicuramente più divertente e da prendere alla leggera (anche se lì non è così, visto che si decide se l'adulterio continuerà ad essere reato o meno), la seconda fornisce invece interessanti spunti di riflessione.
Ma andiamo con ordine: la famosa attrice sudcoreana, Ok So Ri, è stata accusata dal marito, produttore televisivo, di averla tradita due volte: con uno chef italiano (eh, noi non ci facciamo mai mancare una parte in storie di questo tipo) e con un cantante d'opera. Dunque prima figuraccia del produttore televisivo, che afferma pubblicamente di essere cornuto. Ma non è finita qui: Ok So Ri va anch'ella in tv, per dire che sì, lei ha tradito (ma solo con il cantante, l'italiano le faceva solo lezioni di cucina...) e spiega anche il perché: con mio marito, dice, in 11 anni di matrimonio abbiamo fatto sesso solo 10 volte!! Ahi, cornuto e mazziato! I risvolti seri della vicenda sono che in Corea ora si deciderà se l'adulterio continuerà ad essere reato, e si prefigura un'accanita battaglia.
In Francia, invece, è scoppiato un caso "Royal". Ségolène, infatti, è stata ritratta da un fotografo mentre prega inginocchiata nella Chiesa del Santo Spirito a Firenze. E subito sono iniziate le polemiche: Royal è infatti la leader del partito socialista francese, che fa della laicità uno dei suoi punti di forza. E dunque, secondo i suoi detrattori, non poteva farsi ritrarre mentre pregava.
A noi sembra una polemica assurda: in privato ognuno è libero di pregare quanto vuole, l'importante è che poi in politica abbia una visione laica ed agisca di conseguenza. Laico non vuol dire ateo.




permalink | inviato da redazioneexploratores il 20/5/2008 alle 14:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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